Faccia a faccia: “L’eleganza
del riccio” e “Il riccio”
“ L’abito non fa il monaco”
recitava un antico proverbio. Niente di più vero nel film “Il riccio”,
trasmesso nelle sale cinematografiche italiane dal 5 gennaio 2010. Tratto dal
best seller “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery e diretto da Mona
Achache, il film rappresenta il cuore del romanzo, differenziandosi in modo
evidente da ciò che fa da cornice alla storia, tanto che la scrittrice ha voluto
che il titolo del film non corrispondesse a quello del romanzo. Scenario del
racconto è una palazzina di Parigi in via Grenelle, abitata da famiglie
borghesi, talmente prese dalle loro abitudini, da non riuscire a ricordare nemmeno
il nome della portinaia, che svolge il suo lavoro da ormai ventisette anni: Renée;
una donna introversa, invisibile agli altri e a se stessa, che ama rifugiarsi
nei suoi libri per viaggiare con la mente e allontanarsi dalla guardiola
piccola e inospitale in cui vive. Dalla mente particolarmente astuta e geniale
è Paloma, altra protagonista in scena. Di famiglia borghese, la piccola
undicenne insoddisfatta e creativa, progetta di suicidarsi il giorno del suo
dodicesimo compleanno, perché considera la vita “uguale a una boccia di vetro
per pesci rossi”. Renée e Paloma, dapprima distanti, diventano
inconsapevolmente l’una la forza dell’altra. Soltanto con l’arrivo del nuovo
inquilino giapponese Kakuro, Renée abbandonerà l’aspetto che fino allora ha
voluto mostrare agli altri, per far emergere la personalità delicata ed
elegante che realmente le appartiene
Scelte con cura da Mona Achache, le
due protagoniste: Josiane Balasko nel ruolo
di Renée e Garance Le Guillermic in quello della piccola Paloma, si calano perfettamente nelle parti, rappresentando
due mondi estremamente diversi. Dopo aver letto il romanzo unico nel suo
genere, si rimane un po’ delusi nel vedere il film: mancano personaggi minori,
passaggi ironici e flash back che affascinano nel libro. Il lavoro di Mona
Achache non deve essere stato facile, tanto che – scelta consapevole o forzata-
nella trasposizione i cambiamenti sono sostanziali. Il diario di Paloma viene
trasformato in una videocamera, anziché scrivere, l’attrice Garance Le
Guillermic filma la superficialità degli adulti prima del suicidio. Se il
romanzo è ricco di citazioni, il film ne riprende una sola, che rappresenta un
momento significativo nell’incontro tra Renée e Kakuro : “ tutte le famiglie
uguali si somigliano, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” (
incipit di “Anna Karenina”, celeberrimo romanzo di Lev Tolstoj ). Nel film la
storia è resa più fluida dal rapporto che si crea tra le protagoniste. Lodevole
quindi Mona Achache, che con questo film d’esordio, ha saputo creare una
pellicola emozionante, “liberamente ispirata a L’eleganza del riccio”, come
direbbe la scrittrice Muriel Barbery, la quale dichiara libro e film troppo
differenti per avere lo stesso titolo e che soprattutto si ritiene indignata
con la società Eagles Pictures, per essersi rifiutata di pubblicare la dicitura
“liberamente ispirato a” sulla locandina italiana.
(Muriel Barbery, “L’eleganza del
riccio”, Traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli, pp. 318 edizioni E/O
Euro 18.00; Mona Achache , “Il riccio”, Eagle Pictures distribuzione)

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