giovedì 20 ottobre 2011

L'eleganza del riccio


Faccia a faccia: “L’eleganza del riccio” e “Il riccio”
 
“ L’abito non fa il monaco” recitava un antico proverbio. Niente di più vero nel film “Il riccio”, trasmesso nelle sale cinematografiche italiane dal 5 gennaio 2010. Tratto dal best seller “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery e diretto da Mona Achache, il film rappresenta il cuore del romanzo, differenziandosi in modo evidente da ciò che fa da cornice alla storia, tanto che la scrittrice ha voluto che il titolo del film non corrispondesse a quello del romanzo. Scenario del racconto è una palazzina di Parigi in via Grenelle, abitata da famiglie borghesi, talmente prese dalle loro abitudini, da non riuscire a ricordare nemmeno il nome della portinaia, che svolge il suo lavoro da ormai ventisette anni: Renée; una donna introversa, invisibile agli altri e a se stessa, che ama rifugiarsi nei suoi libri per viaggiare con la mente e allontanarsi dalla guardiola piccola e inospitale in cui vive. Dalla mente particolarmente astuta e geniale è Paloma, altra protagonista in scena. Di famiglia borghese, la piccola undicenne insoddisfatta e creativa, progetta di suicidarsi il giorno del suo dodicesimo compleanno, perché considera la vita “uguale a una boccia di vetro per pesci rossi”. Renée e Paloma, dapprima distanti, diventano inconsapevolmente l’una la forza dell’altra. Soltanto con l’arrivo del nuovo inquilino giapponese Kakuro, Renée abbandonerà l’aspetto che fino allora ha voluto mostrare agli altri, per far emergere la personalità delicata ed elegante che realmente le appartiene
Scelte con cura da Mona Achache, le due protagoniste: Josiane Balasko  nel ruolo di Renée e Garance Le Guillermic in quello della piccola Paloma,  si calano perfettamente nelle parti, rappresentando due mondi estremamente diversi. Dopo aver letto il romanzo unico nel suo genere, si rimane un po’ delusi nel vedere il film: mancano personaggi minori, passaggi ironici e flash back che affascinano nel libro. Il lavoro di Mona Achache non deve essere stato facile, tanto che – scelta consapevole o forzata- nella trasposizione i cambiamenti sono sostanziali. Il diario di Paloma viene trasformato in una videocamera, anziché scrivere, l’attrice Garance Le Guillermic filma la superficialità degli adulti prima del suicidio. Se il romanzo è ricco di citazioni, il film ne riprende una sola, che rappresenta un momento significativo nell’incontro tra Renée e Kakuro : “ tutte le famiglie uguali si somigliano, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” ( incipit di “Anna Karenina”, celeberrimo romanzo di Lev Tolstoj ). Nel film la storia è resa più fluida dal rapporto che si crea tra le protagoniste. Lodevole quindi Mona Achache, che con questo film d’esordio, ha saputo creare una pellicola emozionante, “liberamente ispirata a L’eleganza del riccio”, come direbbe la scrittrice Muriel Barbery, la quale dichiara libro e film troppo differenti per avere lo stesso titolo e che soprattutto si ritiene indignata con la società Eagles Pictures, per essersi rifiutata di pubblicare la dicitura “liberamente ispirato a” sulla locandina italiana.
(Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”, Traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli, pp. 318 edizioni E/O Euro 18.00; Mona Achache , “Il riccio”, Eagle Pictures distribuzione)

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