venerdì 30 dicembre 2011

I pesci non chiudono gli occhi


Pubblicato su I Due Punti http://www.iduepunti.it/rubriche/libri

Ricordi, Infanzia  che diventa adolescenza, voglia di crescere, mare, sole, pesca, emozioni , paure, giustizia. Mescolare il tutto per ottenere un impasto fresco da gustare velocemente in 115 pagine.
Un libro durato, per me, il tempo del tragitto in pullman Roma - Teramo. Le parole di Erri De Luca hanno sempre il potere di rivelarsi fonte di apprendimento. Con questo scrittore che ormai di esperienza ne ha tanta, si impara sempre molto.
 “Scrivere per me è come convocare il passato”, questa è la frase che Erri De Luca ripete spesso nelle sue interviste, ed è proprio quello che fa nel suo ultimo libro.
 Tornando indietro di cinquant’ anni ci racconta come l’ infanzia di un bambino di dieci anni subisce un cambiamento, voluto, cercato, meditato.“Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace. E’ infantile e io non sono più così. Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe non importa. Anzi se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo”. La voglia di diventare adulto lo porta ad osservare attentamente il modo di porsi delle persone nei suoi confronti. Essere interpellato dalla madre per una decisione importante è il campanello d’allarme, sopportare in silenzio le ferite a contatto con l’acqua salata del mare
equivale a salire un altro piccolo gradino nella scala da percorrere per diventare un uomo. E poi l’inaspettato: quel sentimento inspiegabile che fa battere il cuore nei confronti di una bambina.
Un racconto semplice , che lascia un pensiero profondo su cui riflettere, il senso di giustizia è in primo luogo l’argomento che ci rende ancora oggi incerti. La giustizia è una consolazione? Ma soprattutto esiste? Due ragazzini di dieci anni intrecciano le loro opinioni a riguardo e si comportano di conseguenza. Erri De Luca servendosi ancora una volta  di personaggi immaturi riesce a realizzare un racconto ricco di temi interessanti e impegnativi, non tralasciando mai quel sentimento misterioso chiamato amore.

(De Luca Erri, I pesci non chiudono gli occhi, pp.115, Feltrinelli, euro 12.00)

giovedì 15 dicembre 2011

L'educazione delle fanciulle



“L’educazione delle fanciulle”di Luciana Littizzetto e Franca Valeri

Pubblicato su I Due Punti


Due donne conosciutissime con  più di quarant’anni di differenza:  Luciana Littizzetto  e Franca Valeri raccontano le loro esperienze in un divertentissimo dialogo. Due comicità ben compensate tra loro animano le pagine di questo breve libro. 

Vissute in anni diversi, le due donne si confrontano mettendo in  luce i mutamenti di alcune abitudini che accompagnano la crescita delle adolescenti fino ad arrivare alla maturità. Si passano la palla  e trattano argomenti sempre attuali come le prime cotte, il primo bacio,l’immancabile corredo per il matrimonio,fino ad arrivare ai figli e al rapporto con le suocere .

Ci regalano vere e proprie chicche prendendo in esame la noia,le  parolacce, ci danno istruzioni per diventare madri,  i consigli sull’economia domestica, perfino sulla “ potatura dei capelli”: Noi non è che siamo gente da parrucchiere. Io vado dal parrucchiere  se devo fare la tinta o se devo tagliare i capelli. Invece quando sei mollata dal fidanzato vai dal parrucchiere e gli dici : “Fai tu”. Dire “Fai tu” al parrucchiere è come fare bungee -jumping senza elastico. Tu esci e ci hai i capelli mozzati come le cavie. Poi lì  per lì stan più o meno bene, ma poi quando li lavi tu …  è un inferno!  L.L.
Il linguaggio della Littizzetto è più diretto di quello della Valeri che invece usa un umorismo sottile, ma altrettanto efficace. Non mancano parolacce e termini dialettali che però fanno da cornice agli sberleffi dei luoghi comini: “ Io il principe azzurro ho sempre saputo che non esisteva. Oltretutto l’azzurro è anche un colore démodé. Di azzurro ormai ci sono solo qualche camicia a righine di Bruno Vespa e forse qualche pullover di Paolo Crepet”.
Citazioni a parte, questo libro non ha bisogno di grandi presentazioni , è divertente e originale. Consigliatissimo alle donne che hanno voglia di annuire sorridendo mentre  leggono quel che ad ognuno di noi è successo almeno una volta nella vita.
 (Littizzetto Luciana,Valeri Franca, L'educazione delle fanciulle, pp 105, Einaudi euro 10)

martedì 6 dicembre 2011

Mia madre è un fiume

Mia madre è un fiume di Donatella Di Pietrantonio

pubblicato su I due punti 


Esperina ripercorre la sua vita attraverso le parole della figlia che cerca di rianimarle i ricordi partendo dalla sua infanzia. I continui flashback mettono in luce il carattere forte e autoritario di Esperina, un carattere che ora svanisce a causa di una malattia che “attacca” i ricordi e non solo.
La neurologa mi ha mostrato l’atrofia celebrale sulla risonanza magnetica, seguendo con l’indice il nulla che avanza”.
Le mamme hanno per i propri figli una amore smisurato, la figura materna è insostituibile, ci si sente protetti da lei quando siamo piccoli, ma anche da adulti, non importa l’età, la mamma è sempre la mamma.
Prima o poi però la vita ti chiede di ricambiare ciò che  hai ricevuto e non aspetta che tu sia pronto. La realtà è durissima da sopportare, ma bisogna affrontarla.
 Esperina  nasce nel “ millenovecentoquarantadue in una casa al confine tra i due piccoli comuni di Colledara e Tossicia”,  vive un’infanzia difficile e crescendo si abitua subito al sacrificio. Da ragazzina s’innamora di suo cugino Cesare e nonostante il legame consanguineo, si sposano.
Nasce la protagonista ed Esperina, non avendo ricevuto tanto amore, non riesce ad essere una mamma affettuosa, sua figlia non le perdonerà questa mancanza, nemmeno dopo tanti anni.
Ora Esperina è malata e questa malattia è straziante, giorno dopo giorno si perdono le abitudine, i gesti più comuni diventano sconosciuti, i tuoi cari estranei, a volte nemici. Le parole della figlia aiutano Esperina ad affrontare il suo incubo , che non permette combattimenti, la cura non esiste.
Tutta la storia si sviluppa nella nostra terra ed è un vero piacere leggere espressioni dialettali e tradizioni locali che ci appartengono. Un romanzo denso, forte non nelle  parole, ma nella realtà, chi ha avuto esperienze del genere potrà rileggere tutto ciò che succede ad una persona affetta da questa malattia che toglie la memoria e quindi l’identità, logora chi la vive e chi sta intorno. Niente giri di parole. La realtà è dura, io lo so.
( Donatella Di Pietrantonio, Mia madre è un fiume, pp.179  E/O edizioni euro 16.00)