Hanno
cercato di strapparle via i ricordi, le passioni, l’ identità, ma il loro
fallimento è dato dalla grandezza di questa poetessa. Righe taglienti, ma allo
stesso tempo soavi. Alda Merini non ha avuto una vita facile e quei dieci
lunghi anni in manicomio, raccontati nel libro, rafforzano il coraggio di una
donna che ci ha insegnato molto.
Difficile definire persone gli individui con i quali la poetessa ha
avuto a che fare negli anni di internamento. Questo libro non è una trama
costruita perfettamente per suggestionare i lettori, bensì è realtà. La realtà
è un incubo e l’incubo ha un nome:
ospedale psichiatrico Paolo Pini.
“Se
fossi completamente guarita mi ergerei a giudice, e condannerei senza misura.
Ma molti, tutti, metterebbero in forte dubbio la mia sincerità, in quanto
malata. E allora ho fatto un libro, e vi ho cacciato dentro la poesia, perché i
nostri aguzzini vedano che in manicomio è ben difficile uccidere lo spirito
iniziale, lo spirito dell’infanzia, che non è, né potrà mai essere corrotto da
alcuno.”
Alda
all’interno di questo “luogo della morte” trova l’amore , trascorre dei giorni
felici, riacquista la speranza, ma basta poco in un luogo così a ricadere nel
baratro, soprattutto se i medici trasferiscono l’unico motivo che la spinge ad
andare avanti in un altro ospedale. Nessuno però può soffocare i sentimenti di
una donna che ha tanto da donare e così con una macchina da scrivere tra le
mani, le parole colorano velocemente la distesa bianca del foglio e l’animo
esplicita la sua voglia di vivere. La speranza ora rivive in quelle parole e
nella voglia di incontrare di nuovo il suo grande amore Pierre. Non rimane che
salvarsi da un luogo così.
“Il
manicomio non è correzionale. Ognuno che vi entra vi porta i suoi valori
sostanziali e ve li conserva gelosamente. Così ho fatto io a dispetto di tutti
i vituperi e di tutti gli elettroshock”.
La
Merini scrive chiaramente che la conclusione di tutta questa dolorosa esperienza
è che la pazzia non esiste e che è triste ammettere che il vero manicomio l’ ha
vissuto fuori, quando ha affrontato il giudizio delle altre
persone e la loro cattiveria.
(Merini
Alda, L’altra verità- Diario di una diversa, pp.158. Rizzoli ,euro 8.40)
Viviana
Zechini